Riconoscimento del figlio

L’azione di impugnazione del riconoscimento del figlio: il termine annuale decorre dalla scoperta della non paternità

29 LUGLIO 2021 Con la sentenza n. 133 del 2021, la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per contrasto con l’art. 3 della Costituzione, l’art. 263, terzo comma, cod. civ. nella parte in cui non prevede che, per l’autore del riconoscimento, il termine annuale per proporre l’azione di impugnazione decorra dal giorno in cui ha avuto conoscenza della non paternità, e non solo dalla scoperta dell’impotenza, poiché è irragionevole in sé e comunque discriminatorio rispetto all’azione di disconoscimento di paternità dei figli nati dal matrimonio ex art.

La pregiudizialità dell’azione di status rispetto all’azione di regresso del genitore

09 NOVEMBRE 2020 Massimo Osler, Avvocato in Padova Con ordinanza n. 16561/2020, depositata in data 31.7.2020, la Corte di Cassazione ha confermato che, nel caso in cui un solo genitore abbia riconosciuto il figlio e lo abbia mantenuto in via esclusiva, il diritto di questi al recupero pro quota delle somme che sarebbero state dovute dall’altro genitore si prescrive nel termine ordinario di dieci anni che decorre non dall’effettuazione della singola spesa, ma dal passaggio in giudicato della sentenza di accertamento della filiazione.

Legge applicabile e termine per l’esercizio dell’azione di disconoscimento di paternità

09 NOVEMBRE 2020 Con l’ordinanza n. 19324/2020, la Cassazione civile ha chiarito che il giudice, prima di applicare la legge straniera, deve verificare la sua conformità “all’ordine pubblico internazionale”, da intendersi come complesso dei principi comuni ai diversi ordinamenti in un determinato momento storico a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo e, in caso di contrasto, in mancanza di altri criteri di collegamento, deve applicare la legge italiana.

Procreazione medicalmente assistita all’estero: non è ammissibile l’indicazione di due madri nell’atto di nascita da formare in Italia

13 MAGGIO 2020 IL CASO. Una coppia di donne, cittadine italiane, conviventi, l’una delle quali madre biologica della figlia, nata in Italia, a seguito del ricorso a tecnica di procreazione medicalmente assistita cui si era sottoposta all’estero con il consenso dell’altra, che si dichiarava per tale motivo genitrice intenzionale, ricorrevano al Tribunale contro il rifiuto opposto dall’ufficiale di stato civile di ricevere la dichiarazione congiunta di riconoscimento della bambina.

La Cassazione precisa che anche nel giudizio di impugnazione del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità l’altro genitore è litisconsorte necessario

30 MAGGIO 2019 IL CASO. Il Tribunale di Genova, adito da E.G., ai sensi dell’art. 263 c.c., per sentir dichiarare invalido il riconoscimento, effettuato da G.R., del minore C.G.A.M, (rappresentato da curatore) per difetto di veridicità, rigettava la domanda ritenendo non dimostrata dall’attore l’assoluta impossibilità che il convenuto fosse il padre biologico del minore.

Il riconoscimento giudiziale può essere negato solo in caso di comprovato, gravissimo danno per il figlio

10 MAGGIO 2018 IL CASO. Il Signor X ricorreva, ex art. 250 c.c., al Tribunale di Bologna, per ottenere il riconoscimento della figlia nata fuori del matrimonio ed i conseguenti provvedimenti. Si costituiva in giudizio la madre, nulla opponendo al richiesto riconoscimento, addebitando tuttavia al ricorrente un disinteresse verso la minore, nonché la mancata contribuzione al suo mantenimento.
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